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Consiglio nazionale svizzero in breve, parte due, 11 marzo 2026

  • 14 mar
  • Tempo di lettura: 2 min

Consiglio nazionale svizzero in breve 11 marzo 2026.

 

Dopo un minuto di silenzio per le vittime dell’incendio di Kerzers, il Consiglio nazionale ha mantenuto 6 delle 8 divergenze con gli Stati sul pacchetto di sgravio 27, rifiutando i tagli ai trasporti regionali e limitando al 25% la riduzione dei contributi alla formazione continua (contro i 19–20 milioni annui proposti dal Governo). Il dossier torna agli Stati.

Con 111 voti contro 76 e 1 astensione, il Nazionale ha confermato le divergenze sul ritorno al doppio cognome, optando per combinazioni libere per ciascun coniuge. Sulla pena detentiva a vita, ha mantenuto la richiesta di un minimo di 17 anni (oggi 15) prima della condizionale; il dossier va in conciliazione.

Approvata con 129 voti a 60 la legge che riabilita gli Svizzeri della resistenza francese e italiana. Nella sessione straordinaria sulla sicurezza, durata 3 ore, il plenum ha discusso 14 mozioni e ne ha approvate 10, con l’UDC focalizzata sulle restrizioni all’aiuto sociale e la sinistra sulle vittime.

Via libera, con 132 voti contro 59, alla mozione per concedere agli apprendisti frontalieri un permesso G valido per tutta la durata del tirocinio. Approvata anche la versione modificata della mozione Stark sui permessi di dimora, che ora torna agli Stati.

Con 105 voti contro 84 e 2 astenuti, il Nazionale ha sostenuto la mozione Germann per chiedere alla Corte EDU un maggiore rispetto del principio di sussidiarietà. Bocciata invece, con 126 voti contro 64 e 1 astenuto, la mozione Chiesa per ridurre l’aiuto sociale agli asilanti.

Approvata una mozione per evitare trattamenti privilegiati ai recidivi durante il periodo di prova, e accolta tacitamente la richiesta di rivedere le ordinanze sulla sorveglianza delle telecomunicazioni. Respinta, con 127 voti contro 63 e 1 astenuto, la mozione per una formazione obbligatoria delle autorità penali.

Infine, il plenum ha approvato con 123 voti contro 61 e 2 astenuti la legge sull’infrastruttura di dati sulla mobilità (LIDMo), che crea la base per la futura IDM federale. Il dossier passa agli Stati.

 

 

Grazie della vostra attenzione.


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